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Influenza aviaria

Descrizione

I virus dell'influenza animale sono distinti dai virus dell'influenza stagionale umana e non si trasmettono con facilità tra le persone. Tuttavia, i virus dell'influenza zoonotica (virus dell'influenza animale, che possono occasionalmente infettare l'uomo attraverso il contatto diretto o indiretto) possono causare malattie nelle persone, che variano da forme lievi fino alla morte.

Gli uccelli sono gli ospiti naturali dei virus dell'influenza aviaria. Dopo un focolaio di virus A(H5N1) nel 1997 nel pollame nella regione ad amministrazione speciale (RAS) di Hong Kong, in Cina dal 2003, questo virus aviario e altri virus dell'influenza si sono diffusi dall'Asia all'Europa e all'Africa. Nel 2013, in Cina sono state segnalate infezioni umane da virus dell'influenza A(H7N9).

Da allora, il virus si è diffuso nella popolazione avicola in tutto il paese e ha provocato oltre 1500 segnalazioni di casi tra le persone compresi molti decessi. Altri virus dell'influenza aviaria hanno provocato infezioni umane sporadiche, inclusi i virus A(H7N7) e A(H9N2).

Esistono quattro tipi di virus influenzali: tipi A, B, C e D:

I virus influenzali A infettano l'uomo e diversi animali. L'emergere di un nuovo virus influenzale A con capacità di infettare le persone e con trasmissione sostenuta da persona a persona, può causare una pandemia influenzale.

I virus influenzali B circolano tra le persone e causano epidemie stagionali. Dati recenti hanno mostrato che possono infettare anche le foche.

I virus influenzali C possono infettare sia le persone che i suini, ma le infezioni generalmente provocano forme lievi di malattia e vengono segnalate raramente.

I virus influenzali D colpiscono principalmente i bovini e non è noto che infettino o causino malattie nelle persone.

I virus influenzali di tipo A sono di grande importanza per la sanità pubblica, a causa del loro potenziale di causare una pandemia influenzale. Sono classificati in sottotipi in base alle combinazioni di diverse proteine di superficie del virus emoagglutinina (HA) e neuraminidasi (NA). Finora ci sono 18 diversi sottotipi di emoagglutinina e 11 diversi sottotipi di neuraminidasi. A seconda dell'ospite di origine, i virus dell'influenza A possono essere classificati come influenza aviaria, influenza suina o altri tipi di virus influenzali animali. I sottotipi dei virus dell'influenza aviaria degli uccelli sono A(H5N1) e A(H9N2) e i sottotipi dei virus dell’influenza dei suini sono A(H1N1) e A(H3N2). Tutti questi virus influenzali di tipo A degli animali sono distinti dai virus dell'influenza umana e non si trasmettono facilmente tra le persone.

Per approfondire

Come si trasmette

In termini di trasmissione, sono state segnalate sporadicamente infezioni umane con virus dell'influenza aviaria e altri virus zoonotici, sebbene rari.
Il principale fattore di rischio per l'uomo è l'esposizione a pollame vivo o morto infetto o ad ambienti contaminati, come i mercati di uccelli vivi.
Anche la macellazione, la spiumatura, la manipolazione delle carcasse e la preparazione del pollame per il consumo, soprattutto in ambito domestico, sono fattori di rischio.
Non ci sono prove che suggeriscano che i virus A(H5), A(H7N9) o altri virus dell'influenza aviaria possano essere trasmessi all'uomo attraverso pollame o uova adeguatamente preparati.
Alcuni casi umani di influenza A(H5N1) sono stati collegati al consumo di piatti a base di sangue di pollame crudo e contaminato.
Sebbene si ritenga che la trasmissione dell'influenza aviaria da persona a persona si sia verificata in alcuni casi in cui c'era stato un contatto stretto o prolungato con un paziente, fino ad oggi non è stata riscontata una trasmissione sostenuta da persona a persona.


Sintomi e segni

Le infezioni da influenza aviaria, suina e altre zoonosi nell'uomo possono causare malattie, che vanno da una lieve infezione delle vie respiratorie superiori (febbre e tosse) a una rapida progressione, fino a polmonite grave, sindrome da distress respiratorio acuto, shock e persino la morte. Sintomi gastrointestinali quali nausea, vomito e diarrea sono stati riportati più frequentemente nell'infezione da A(H5N1). La congiuntivite è stata riportata anche nell'influenza A(H7). Le caratteristiche della malattia come il periodo di incubazione, la gravità dei sintomi e l'esito clinico variano a seconda del virus che causa l'infezione, ma si manifesta principalmente con sintomi respiratori.

In molti pazienti con virus dell'influenza aviaria A(H5) o A(H7N9), la malattia ha un decorso clinico aggressivo. I sintomi iniziali comuni sono febbre alta (maggiore o uguale a 38°C) e tosse seguiti da sintomi che coinvolgono le basse vie respiratorie, tra cui dispnea o difficoltà respiratorie. I sintomi delle alte vie respiratorie come mal di gola o raffreddore sono meno comuni. Nel decorso clinico di alcuni pazienti sono stati riportati anche altri sintomi come diarrea, vomito, dolore addominale, sanguinamento dal naso o dalle gengive, encefalite e dolore toracico. Le complicanze dell'infezione comprendono polmonite grave, insufficienza respiratoria ipossiemica, disfunzione multiorgano, shock settico e infezioni batteriche e fungine secondarie.

Per le infezioni umane da virus dell'influenza aviaria A(H7N7) e A(H9N2), la malattia è tipicamente lieve o subclinica. Finora è stata segnalata nei Paesi Bassi solo un'infezione umana fatale da A(H7N7).

Per le infezioni umane da virus dell'influenza suina, nella maggior parte dei casi si è presentata una forma lieve di malattia con pochi casi ospedalizzati e pochissime segnalazioni di decessi.

Per le infezioni da virus dell'influenza aviaria A(H5N1) nell'uomo, i dati attuali indicano un periodo di incubazione che va in media da 2 a 5 giorni e fino a 17 giorni. Per le infezioni umane da virus A(H7N9), il periodo di incubazione varia da 1 a 10 giorni, con una media di 5 giorni. Per entrambi i virus, il periodo medio di incubazione è più lungo di quello dell'influenza stagionale (2 giorni).

Prevenzione

L’OMS raccomanda le seguenti misure personali di protezione (misure non farmacologiche) utili per ridurre la trasmissione del virus dell’influenza aviaria:

  • Lavaggio regolare con corretta asciugatura delle mani
  • Buona igiene respiratoria: coprire bocca e naso quando si tossisce o si starnutisce, utilizzare fazzoletti monouso e smaltirli correttamente
  • Autoisolamento immediato in caso di febbre e sintomi simil influenzali
  • Evitare il contatto ravvicinato con persone malate
  • Evitare di toccarsi occhi, naso e bocca

Gli operatori sanitari che eseguono procedure che generano aerosol dovrebbero utilizzare precauzioni per via aerea. Durante le epidemie dovrebbero essere messi a disposizione e utilizzati precauzioni standard da contatto e da goccioline e adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI).

I viaggiatori e le persone che vivono in paesi con epidemie note di influenza aviaria dovrebbero, se possibile, evitare allevamenti di pollame, il contatto con animali nei mercati di pollame vivo, entrare in aree in cui il pollame può essere macellato e il contatto con qualsiasi superficie che potrebbe essere contaminata da feci di pollame o altri animali. Dovrebbero essere seguite buone pratiche di sicurezza alimentare e igiene alimentare. I viaggiatori di ritorno dalle regioni colpite devono segnalare al proprio medico curante eventuali sintomi respiratori.

La profilassi con antivirali prima o dopo l'esposizione è possibile, ma dipende da diversi fattori, ad esempio fattori individuali, tipo di esposizione e rischio associato all'esposizione.

Regole pratiche

Se si resta in Italia, la rete di vigilanza per il controllo dell’infezione da virus H5N1 (composta dai servizi di sanità pubblica veterinaria, gli istituti di zooprofilassi, i Posti di ispezione frontaliera (Pif) e gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf), garantisce la completa sicurezza. Per coloro che viaggiano nei Paesi dell’Unione europea, non ci sono particolari raccomandazioni, se non quelle legate al buon senso: prestare particolare attenzione alle normali regole di igiene, lavando sempre con cura le mani e cuocendo sempre bene carne o uova. Chi decidesse di recarsi nelle zone in cui l’infezione è presente, oltre a rispettare con maggiore scrupolo le norme d’igiene, dovrà evitare contatti con animali vivi e con le loro carcasse, tenersi lontano da mercati e fiere dove vi siano commercio o anche semplice esposizione di animali. 

Provvedimenti adottati

Con l’obiettivo di impedire che la malattia si introduca nel territorio dell’Unione europea, la Commissione europea e il Ministero della Salute hanno adottato alcune misure:

  • il divieto di importazione dalla Thailandia di carne di pollame e prodotti derivati (la Thailandia era l’unico Paese, tra quelli interessati dall’epidemia, autorizzato ad esportare carne di pollame verso la Comunità europea)
  • il divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia. Da ricordare come nessuno dei Paesi asiatici interessato dall’epidemia sia stato mai autorizzato ad esportare pollame vivo di interesse zootecnico nell’Unione europea divieto assoluto di esportazione di pollame e derivati per gli altri Paesi in cui è stato individuato il virus dell’influenza aviaria H5N1
  • l’obbligo che sulle carcasse di volatili da cortile venga apposta una specifica etichetta che indichi l’allevamento di provenienza degli animali. Se la macellazione è stata fatta in Italia, sull’etichetta si leggerà la sigla IT oppure ITALIA più il numero di registrazione dell’allevamento stesso; se è invece avvenuta in un Paese comunitario o terzo, l’etichetta riporterà in chiaro il nome di quel Paese.

Per quanto riguarda le carni di volatili sezionate (per esempio, i petti di pollo), oltre alla sigla IT o ITALIA se italiane, o al nome del Paese di origine se straniere, dovrà essere indicata anche la data o il lotto di sezionamento. Quanto infine alle preparazioni e ai prodotti a base di carne, sull’etichettà si dovrà leggere l’origine della materia prima.


Data di pubblicazione: 22 luglio 2015 , ultimo aggiornamento 23 novembre 2021



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