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Che cosa sappiamo sulle varianti del SARS-CoV-2

Indice

Data ultima verifica: 6 aprile 2021


Varianti del virus SARS-CoV-2 (Mostra risposte)

Quando un virus si replica o crea copie di se stesso a volte cambia leggermente. Questi cambiamenti sono chiamati "mutazioni". Un virus con una o più nuove mutazioni viene indicato come una "variante" del virus originale. 

Finora sono state identificate in tutto il mondo centinaia di varianti di questo virus. L'OMS e la sua rete internazionale di esperti monitorano costantemente le modifiche in modo che, se vengono identificate mutazioni significative, l'OMS può segnalare ai Paesi eventuali interventi da mettere in atto per prevenire la diffusione di quella variante.

Per saperne di più

Tre nuove varianti preoccupano di più gli esperti dell'OMS e dell'ECDC:

  • Variante cosiddetta Inglese (Variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7) identificata per la prima volta nel Regno Unito.
    Questa variante ha dimostrato di avere una maggiore trasmissibilità rispetto alle varianti circolanti in precedenza (trasmissibilità superiore del 37% rispetto ai ceppi non varianti, con una grande incertezza statistica, tra il 18% e il 60%). La maggiore trasmissibilità di questa variante si traduce in un maggior numero assoluto di infezioni, determinando così un aumento del numero di casi gravi.
  • Variante cosiddetta Africana (Variante 501Y.V2, nota anche come B.1.351) identificata in Sud Africa.
    Dati preliminari indicano che anche questa variante possa essere caratterizzata da maggiore trasmissibilità (50% più trasmissibile rispetto alle varianti circolanti precedentemente in Sud Africa), mentre al momento non è chiaro se provochi differenze nella gravità della malattia.
  • Variante cosiddetta Brasiliana (Variante P.1) con origine in Brasile.
    Gli studi hanno dimostrato una potenziale maggiore trasmissibilità. Non sono disponibili evidenze sulla gravità della malattia.

Per approfondire 

La variante insorta nel Regno Unito (cosiddetta "variante inglese") sta diventando sempre più prevalente nel nostro Paese. In base ai dati della terza indagine di prevalenza delle varianti condotta dall'Istituto Superiore di Sanità, con il supporto della Fondazione Bruno Kessler e in collaborazione con il Ministero della Salute, le Regioni e le Provincie autonome, in Italia al 18 marzo 2021:

  • la prevalenza nazionale della "variante inglese” del virus Sars-CoV-2 (variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7) stimata nell'indagine del 18 febbraio pari a 54% è ora pari a 86.7%, con valori oscillanti tra le singole regioni tra il 63,3% e il 100%
  • la variante “brasiliana” (variante P.1) ha mantenuto una prevalenza pari al 4% (a febbraio era pari a 4.3%), ma nell’indagine precedente era stata segnalata in Umbria, Toscana e Lazio, mentre al 18 marzo anche in Emilia-Romagna
  • le altre varianti monitorate sono sotto lo 0,5%

I primi dati confermano che tutti i vaccini attualmente disponibili in Italia sono efficaci contro la variante inglese del nuovo coronavirus (variante VOC 202012/01, nota anche come B.1.1.7).
Sono in corso studi per confermare l’efficacia dei vaccini sulle altre varianti.

L’emergenza di nuove varianti rafforza l’importanza, per chiunque, compresi coloro che hanno avuto l’infezione o che sono stati vaccinati, di aderire rigorosamente alle misure di controllo sanitarie e socio-comportamentali (l’uso delle mascherine, il distanziamento fisico e l’igiene delle mani).

Al fine di limitare la diffusione di nuove varianti, l'Italia ha disposto specifiche azioni di sanità pubblica:

  • rafforzare la sorveglianza di laboratorio nei confronti delle nuove varianti SARS-CoV-2
  • fornire indicazioni per implementare le attività di ricerca e gestione dei contatti dei casi COVID-19 sospetti/confermati per infezione da variante
  • limitare gli ingressi in Italia dei viaggiatori provenienti dai paesi più colpiti dalle varianti
  • realizzare indagini rapide di prevalenza per stimare correttamente la diffusione delle varianti nel nostro Paese
  • disporre misure di contenimento (aree rosse) nelle aree più colpite del Paese anche a livello comunale

Per approfondire

Per conoscere le limitazioni ai viaggi

I contatti dei casi COVID-19 sospetti/confermati per infezione da variante devono:

  • eseguire un test molecolare il prima possibile dopo l’identificazione e al 14° giorno di quarantena, al fine consentire un ulteriore rintraccio di contatti, considerando la maggiore trasmissibilità delle varianti
  • non interrompere la quarantena al decimo giorno
  • nella settimana successiva al termine della quarantena, devono osservare rigorosamente le misure di distanziamento fisico, indossare la mascherina e in caso di comparsa di sintomi isolarsi e contattare immediatamente il medico curante.

Il Dipartimento di prevenzione deve effettuare la ricerca retrospettiva dei contatti di un caso confermato, vale a dire oltre le 48 ore e fino a 14 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi del caso, o di esecuzione del tampone se il caso è asintomatico, al fine di identificare la possibile fonte di infezione ed estendere ulteriormente il contact tracing ai casi eventualmente individuati.

Attualmente la malattia si presenta con le stesse caratteristiche e i sintomi sono gli stessi in tutte le varianti del virus.

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Fonte:

Direzione Generale della Prevenzione sanitaria
in collaborazione con Istituto Superiore di Sanità


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