Le bronchiectasie rappresentano una malattia polmonare cronica, potenzialmente progressiva, caratterizzata da dilatazioni permanenti e irreversibili della parete dei bronchi. Nel 40-50% dei pazienti la causa della malattia è sconosciuta


Le bronchiectasie sono una malattia polmonare cronica, potenzialmente progressiva, caratterizzata da dilatazioni permanenti e irreversibili della parete dei bronchi, a forma di sacchetto o cilindriche. La malattia a volte è clinicamente silente, a volte è caratterizzate da tosse ed espettorato con possibili episodi di riacutizzazione da agenti infettivi ed episodi di emottisi (emissione di sangue dalla bocca).

Che cos'è e da cosa è determinata

Nel 40-50% dei pazienti la causa della malattia è ignota. Nei restanti casi, le bronchiettasie possono essere causate da:

  • un'infezione polmonare pregressa (polmoniti anche come complicanze polmonari di malattie infettive quali morbillo e pertosse, tubercolosi, patologie che provocano fibrosi e cioè cicatrici che stirano dall’esterno la parete dei bronchi)
  • deficit del sistema immunitario: particolarmente a rischio sono i pazienti immunodepressi (ad esempio per terapie farmacologiche, infezione da HIV/AIDS) esposti più di altri al rischio di polmoniti
  • cause genetiche come la fibrosi cistica o i disordini del movimento delle cilia delle cellule che rivestono le pareti dei bronchi con funzione di "spazzare via" il muco dalle vie aeree (discinesia ciliare primitiva). Le bronchiectasie su base congenita sono il risultato di un’alterata formazione della struttura della parete dei bronchi nel corso della vita embrionale, cui contribuiscono successive infezioni polmonari dopo la nascita.

L'accumulo di catarro nelle sacche dei bronchi dilatati espone al rischio di infezione (bronchiectasiti) poiché virus e batteri trovano nel muco un ambiente favorevole alla loro replicazione. Col tempo i danni bronchiali possono diventare cronici e così gravi da ostacolare il passaggio dell’aria attraverso le vie aeree riducendo l’ossigenazione (insufficienza respiratoria).
Le bronchiectasie a volte sono diagnosticate anche a distanza dall’esordio dei sintomi respiratori. 

Sintomi

Le persone affette da bronchiectasie possono essere asintomatiche o presentare sintomi come:

  • tosse cronica
  • abbondante produzione di espettorato
  • emissione di sangue dalla bocca in presenza o meno di espettorato (emoftoe, emottisi)
  • affanno (dispnea)
  • astenia.  

Diagnosi

La diagnosi della malattia si basa su:

  • rx del torace: è un esame di primo livello che può porre il sospetto di bronchiettasie (ad esempio con immagini a "a binario")
  • tac del torace ad alta risoluzione: è il test diagnostico più valido
  • test di funzionalità polmonare (spirometria): permette di valutare il grado di ostruzione dei bronchi
  • broncoscopia: è un esame che consiste nell’entrare nell’albero bronchiale con una minuscola sonda. Consente di osservare le diramazioni bronchiali dall’interno, ma permette anche di raccogliere campioni di muco per l’esame colturale (BAL o Lavaggio Bronco-Alveolare). L'esame colturale consiste nell’individuare eventuali batteri presenti nel muco e responsabili di infezioni, può anche essere eseguito sul catarro che il paziente riesce ad espettorare
  • test del sudore: la presenza di elevate quantità di cloruro di sodio nel sudore può essere suggestiva per la diagnosi di fibrosi cistica, che poi verrà confermata da un apposito test genetico.

Terapia

Le bronchiectasie possono essere trattate con i farmaci (broncodilatatori, cortisonici, mucolitici, antibiotici) e con gli schemi di trattamento utilizzati per la bronchite cronica ostruttiva. In caso di emottisi la terapia è quella coagulante per via orale. È possibile anche un intervento per trattare l’emorragia per via broncoscopica.

La reale prevalenza ed incidenza delle bronchiectasie sono ancora parzialmente sconosciute in quanto le evidenze attualmente disponibili mostrano una grande variabilità a livello dei vari continenti e dei vari Paesi all’interno di uno stesso continente. Inoltre, la presenza di comorbosità soprattutto derivanti da altre patologie polmonari ostruttive, come asma e BPCO, potrebbe alterare una valutazione puntuale dei dati epidemiologici.

In Italia, la prevalenza di malattia nella popolazione generale assistita dalla medicina generale ed in pazienti privi di asma e BPCO risulterebbe, comunque, pari a 130 casi su 100.000 pazienti con un aumento in rapporto al progredire dell’età per entrambi i sessi, raggiungendo il picco nei pazienti ultrasettantacinquenni.

L’incidenza si attesterebbe attorno a 11 casi ogni 100.000 persone/anno con una stima maggiore nei pazienti di sesso femminile rispetto a quello maschile (12,7 vs 9,4 per 100.000 persone/anno) così come nei pazienti più anziani (75-84 anni)

Uno degli obiettivi nella gestione della malattia è ridurre il numero di riacutizzazioni (che possono contribuire alla progressione di malattia) attraverso la diagnosi precoce e il trattamento adeguato. È utile quindi:

  • identificare la causa delle bronchiettasie
  • valutare la gravità della malattia attraverso l’analisi della funzionalità respiratoria
  • identificare il patogeno responsabile di un’eventuale riacutizzazione per consentire una terapia mirata
  • favorire il drenaggio dei bronchi per evitare il ristagno delle secrezioni e quindi il rischio di infezioni
  • effettuare la vaccinazione antinfluenzale e la vaccinazione antipneumococcica
  • evitare il fumo di sigaretta (attivo o passivo).

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Data di pubblicazione: 23 maggio 2013, ultimo aggiornamento 9 febbraio 2022