L’assistenza e la cura adeguata della persona anziana colpita da cancro costituiscono una priorità del Piano Oncologico. Gli effetti congiunti dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle diagnosi di tumore nell’anziano hanno bisogno di un approccio trasversale interdisciplinare tra oncologia e geriatria con il coinvolgimento del medico di medicina generale. Tale approccio onco-geriatrico è ancora poco sviluppato con carenze e diseguaglianze nell’accesso dell’anziano alle cure oncologiche rispetto al paziente più giovane.
Questo rappresenta un problema se si considera che nel 2006 l'Italia aveva la più alta percentuale di popolazione ultrasessantacinquenne al mondo, il 17% di uomini e circa il 23% di donne contro il 13% ed il 18% della media europea. Altro aspetto rilevante è che il più importante "fattore di rischio" per lo sviluppo di una malattia tumorale è l'età. In Italia i maschi ultra sessantacinquenni hanno un rischio 10 volte superiore di sviluppare un qualunque tumore maligno rispetto alle persone più giovani, mentre nelle donne il rischio è circa pari a 6. Più significativa la differenza per quanto concerne la mortalità. Si calcola che un individuo anziano abbia un rischio di morire di cancro 18 volte più alto di un soggetto più giovane negli uomini (1442 vs 78 morti per 100.000) e 13 volte più alto nelle donne (702 vs 56 morti per 100.000). Considerando il totale, un tumore viene diagnosticato nel 68% dei casi negli uomini ed nel 60% dei casi nelle donne in soggetti con più di 65 anni, e tali valori salgono al 78% e 79% considerando il numero delle morti (dati AIRTUM, periodo 2003-2005).
La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di pazienti affetti da tumore per due gruppi di età: gli anziani fra 70 e 84 anni e gli adulti di mezza età fra 55 e 69 anni mostra un notevole svantaggio per gli anziani osservato per tutte le sedi tumorali, in entrambi i sessi. La differenza per tutti i tumori combinati è di 6 punti percentuali per gli uomini mentre sale a 20 punti per le donne. (dati AIRTUM, periodo 2000-2002)
Questi dati evidenziano come:

  • l'accesso alle cure è più difficile con il crescere dell'età e un elevato numero di pazienti anziani si presenta alla diagnosi a uno stadio di malattia molto avanzato che non permette procedure terapeutiche con intento curativo
  • I miglioramenti ottenuti in oncologia negli ultimi venti anni hanno interessato la popolazione anziana in modo minore di quanto sia accaduto per gli adulti più giovani e, nonostante gli sforzi, la presa in carico di tali pazienti risulta ancora insufficiente.

Troppo spesso si dimentica che la strategia di cura va impostata considerando, tra gli altri fattori, la reale aspettativa di vita del paziente e che soggetti di 65 anni possono oggi avere una speranza di vita di 21 anni se donne e 18 se uomini e che un soggetto sano di 75 anni ha ancora 13 o 10 anni, se maschio o femmina, di aspettativa di vita media.
In questo contesto demografico ed epidemiologico, il carico assistenziale per le strutture sanitarie stia rapidamente aumentando, modificando soprattutto le caratteristiche della richiesta. Con l’aumentare dell’età aumenta, infatti, non solo l’incidenza della patologia oncologica ma anche il carico complessivo delle comorbidità.
L’impatto epidemiologico delle neoplasie nell’anziano richiede l’elaborazione di programmi formativi integrati di Oncologia e Geriatria, che coinvolga tutti gli operatori sanitari. Uno strumento fondamentale per una valutazione complessa dell’anziano che si pone come strumento di raccordo, trasversale alle due discipline, è la Valutazione Geriatrica Multidimensionale (VGM) o Comprehensive Geriatric Assessment (CGA). La VGM o CGA è stata sviluppata in clinica geriatrica per pianificare l’assistenza socio-sanitaria, integrando informazioni su aspetti quali disabilità, comorbilità, stato cognitivo, stato psicologico, ruolo sociale, condizioni economiche e dell’ambiente di riferimento, che possono condizionare lo stato di salute di un soggetto anziano. I risultati della VGM consentono di fornire in fase di dimissione una scheda per il medico di famiglia indicante i bisogni assistenziali ed eventuali necessità riabilitative, con le quali costruire un PAI (Piano di Assistenza Integrata) che garantisca al paziente una reale e concreta continuità assistenziale post dimissione.
È importante garantire la presa in carico globale del paziente anziano con cancro dall’inizio del percorso diagnostico e terapeutico, con un approccio multidisciplinare sostenuto da un’organizzazione dipartimentale che garantisca il coordinamento dell’assistenza e delle cure oncologiche e geriatriche sia ospedaliere sia territoriali: le Unità di Coordinamento di Onco-Geriatria. Tali Unità, da istituirsi presso le Aziende Ospedaliere e IRCCS di riferimento regionale, devono avere al loro interno le competenze oncologiche e geriatriche e devono essere in grado di gestire direttamente le prestazioni sanitarie erogate al paziente anziano.
(Fonte: "Documento tecnico di indirizzo per ridurre il carico di malattia del cancro per il 2011-2013")


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Data di pubblicazione: 4 maggio 2010, ultimo aggiornamento 15 febbraio 2011

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